Non vediamo le cose come sono, ma come siamo

Non vedi solo ciò che accade, ma ciò che hai imparato a vedere

Ti è mai capitato di interpretare una situazione relazionale in modo immediato e molto intenso, come se fosse evidente cosa stesse succedendo?

Un messaggio non ricevuto diventa rapidamente un segnale di rifiuto. Una distanza viene letta come disinteresse. Un silenzio si trasforma nella prova che qualcosa non va.

In questi momenti, ciò che percepisci sembra chiaro, quasi oggettivo. Eppure, molto spesso, non stai osservando solo ciò che accade nel presente.

Stai osservando il presente attraverso le lenti del tuo passato.

Il funzionamento degli schemi emotivi

La mente umana non elabora la realtà in modo neutrale. Costruiamo nel tempo degli schemi emotivi che ci aiutano a interpretare rapidamente ciò che accade.

Questi schemi non sono casuali. Si formano a partire dalle esperienze più precoci, soprattutto quelle legate alle relazioni significative. Durante l’infanzia impariamo cosa aspettarci dagli altri: quanto spazio hanno i nostri bisogni, come vengono gestite le emozioni, cosa succede quando cerchiamo vicinanza o esprimiamo disagio.

Queste esperienze diventano una struttura interna che continua a orientare la percezione, anche in contesti diversi.

Quando il passato si sovrappone al presente

Se in passato l’attenzione, la presenza o la vicinanza emotiva sono state imprevedibili, il sistema emotivo può sviluppare una particolare sensibilità ai segnali di possibile distanza. Questo ha una funzione protettiva: permette di individuare rapidamente ciò che potrebbe rappresentare un rischio relazionale.

Il problema è che questo sistema, una volta strutturato, non distingue sempre tra passato e presente. Può attivarsi anche quando la situazione attuale non è realmente minacciosa.

Non stai reagendo solo a ciò che accade, ma anche a ciò che hai già vissuto.

La costruzione del significato

Un elemento centrale di questo processo riguarda il modo in cui attribuiamo significato agli eventi.

Un comportamento dell’altro, di per sé neutro o ambiguo, può essere interpretato in modo molto diverso a seconda dello schema attivo. Il silenzio può essere letto come distanza o come bisogno di spazio. Un ritardo può essere vissuto come disinteresse o come semplice contingenza.

La differenza non sta nell’evento, ma nella lente attraverso cui viene osservato. La realtà non viene semplicemente registrata, ma interpretata.

La difficoltà di mettere in discussione la percezione

Quando uno schema emotivo è attivo, ciò che percepisci tende a sembrare evidente e coerente. Questo rende difficile mettere in discussione l’interpretazione.

Il rischio è quello di reagire a un significato costruito internamente, senza avere la possibilità di verificare cosa stia realmente accadendo nella relazione. Nel tempo, questo può contribuire a mantenere dinamiche ripetitive, in cui le stesse interpretazioni producono le stesse reazioni.

Non è la realtà che si ripete, ma il modo in cui viene letta.

Come può aiutarti la psicoterapia

Come psicoterapeuta a Milano, lavoro spesso con persone che si trovano intrappolate in queste modalità interpretative. In psicoterapia rendiamo visibili questi filtri interni, senza invalidare ciò che viene provato.

Il punto non è negare le emozioni, ma comprendere da dove nascono e a cosa rispondono.

Il percorso terapeutico permette di distinguere progressivamente tra ciò che appartiene alla storia personale e ciò che riguarda il presente. Questo non elimina automaticamente le reazioni emotive, ma crea uno spazio di maggiore scelta.

Tra stimolo e risposta può emergere una possibilità di osservazione. E proprio in quello spazio diventa possibile costruire un modo diverso di stare nelle relazioni, meno guidato dalla paura e più ancorato alla realtà del momento.


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