Perché ripeti sempre gli stessi schemi?

Ripetere uno schema non significa voler stare male, ma spesso muoversi verso ciò che il proprio sistema emotivo riconosce come familiare.

A volte arriva un momento in cui ti accorgi che certe situazioni sembrano ripetersi. Cambiano le persone, cambiano i contesti, cambiano le circostanze, ma la sensazione di fondo resta simile. Ti ritrovi di nuovo in una relazione in cui ti senti poco scelta, in un rapporto in cui devi rincorrere, in una dinamica in cui ti adatti troppo, in un legame che ti fa sentire in bilico tra desiderio e paura.

Quando questo accade, è facile giudicarsi. Puoi pensare di essere ingenua, debole, poco lucida o incapace di scegliere diversamente. In realtà, la ripetizione degli schemi non è semplicemente una questione di volontà o di razionalità. Dal punto di vista psicologico, spesso tendiamo a muoverci verso ciò che il nostro sistema emotivo riconosce come familiare, anche quando quella familiarità non coincide con il benessere. Non ripeti perché vuoi stare male, ma perché una parte di te conosce molto bene quel tipo di esperienza.

La mente non cerca solo ciò che fa bene

Siamo abituati a pensare che le persone scelgano ciò che le rende felici, ciò che è sano, ciò che permette loro di stare meglio. In parte è vero, ma non è tutta la storia. Il nostro funzionamento emotivo non si orienta soltanto verso ciò che è positivo, ma anche verso ciò che è riconoscibile. Questo significa che una dinamica può essere dolorosa e, allo stesso tempo, profondamente familiare.

La familiarità ha un potere molto forte perché dà alla mente una sensazione di prevedibilità. Anche quando qualcosa ci fa soffrire, se lo conosciamo già sappiamo in qualche modo come muoverci al suo interno. Sappiamo che ruolo prendere, cosa aspettarci, come proteggerci, quando trattenere, quando insistere, quando rinunciare. Ciò che è familiare non è necessariamente sicuro, ma spesso viene percepito come più gestibile di ciò che è nuovo.

Gli schemi relazionali nascono dentro la storia personale

Gli schemi non compaiono all’improvviso. Si costruiscono nel tempo, attraverso esperienze ripetute, soprattutto nelle relazioni più significative. Se hai imparato presto che l’amore richiede adattamento, potresti ritrovarti più facilmente in rapporti in cui riduci i tuoi bisogni per mantenere il legame. Se hai conosciuto presenze intermittenti, potresti sentirti attratta da persone incostanti, perché quella forma di vicinanza instabile parla una lingua che il tuo sistema emotivo conosce.

Questo non significa che il passato determini rigidamente il presente, né che ogni scelta affettiva sia una copia delle relazioni originarie. Significa però che la nostra storia lascia delle tracce. Alcune esperienze diventano modelli interni: ci insegnano che cosa aspettarci dagli altri, quanto possiamo fidarci, quanto spazio possiamo occupare, che cosa dobbiamo fare per essere scelti o non essere lasciati. Quando questi modelli restano impliciti, possono guidare le scelte senza che ce ne rendiamo conto.

Perché ciò che è nuovo può sembrare strano

A volte una relazione più stabile, rispettosa o prevedibile non viene vissuta subito come rassicurante. Può sembrare strana, poco intensa, poco coinvolgente, persino noiosa. Questo accade perché il sistema emotivo può aver associato l’intensità alla tensione, il desiderio all’incertezza, l’amore alla conquista, la vicinanza alla paura di perdere qualcosa.

Quando una dinamica nuova non attiva gli stessi livelli di allarme, una parte di te può interpretarla come mancanza di interesse. Se non devo rincorrere, forse non mi importa abbastanza. Se non devo guadagnarmi la presenza dell’altro, forse non è amore. Se non sento quella tensione continua, forse non c’è abbastanza coinvolgimento. In realtà, a volte ciò che manca non è il sentimento, ma l’attivazione ansiosa a cui eri abituata. Il cambiamento può sembrare poco familiare prima ancora di diventare davvero rassicurante.

Ripetere non significa non capire

Molte persone si rimproverano perché riconoscono uno schema, ma continuano a ricaderci. Questo può generare molta frustrazione: “So già come va a finire, perché ci ricasco?”, “Ho capito che non mi fa bene, perché mi attrae ancora?”, “Perché non riesco semplicemente a scegliere diversamente?”. Queste domande sono comprensibili, ma spesso partono dall’idea che capire razionalmente dovrebbe bastare a cambiare.

La consapevolezza è fondamentale, ma non sempre è sufficiente. Uno schema relazionale non vive solo nei pensieri, ma anche nel corpo, nelle aspettative, nelle emozioni, nelle paure, nei modi automatici di cercare sicurezza. Puoi sapere razionalmente che una persona incostante non ti fa bene e, allo stesso tempo, sentirti emotivamente agganciata proprio da quell’incostanza. Questo non significa che tu non abbia capito, ma che il cambiamento richiede un lavoro più profondo della sola comprensione intellettuale.

Il ruolo dell’autostima negli schemi che si ripetono

La ripetizione degli schemi è spesso collegata anche all’autostima. Se dentro di te esiste l’idea di dover meritare l’amore, potresti sentirti più facilmente coinvolta in relazioni in cui devi dimostrare il tuo valore. Se temi di non essere abbastanza, potresti tollerare rapporti ambigui perché una parte di te li percepisce come ciò che può permettersi. Se hai imparato a mettere i bisogni dell’altro davanti ai tuoi, potresti scambiare l’adattamento per amore.

In questi casi, lo schema non riguarda solo la scelta dell’altro, ma il posto che senti di poter occupare nella relazione. Una parte del lavoro consiste proprio nel riconoscere quali ruoli tendi ad assumere: quella che aspetta, quella che comprende sempre, quella che non chiede troppo, quella che rincorre, quella che prova a riparare anche ciò che non dipende da lei. Cambiare schema significa anche modificare l’immagine di sé che sostiene quel modo di stare nel legame.

Cambiare schema richiede una nuova esperienza emotiva

Il cambiamento non avviene semplicemente decidendo di comportarsi in modo diverso. La decisione è importante, ma da sola può non bastare quando lo schema è radicato. Perché qualcosa cambi davvero, serve costruire gradualmente nuove esperienze emotive: sentire che si può chiedere senza essere rifiutati, mettere un confine senza perdere necessariamente l’altro, scegliere una relazione stabile senza confonderla con una relazione priva di intensità, tollerare la calma senza cercare inconsciamente il caos.

Questo processo richiede tempo perché il sistema emotivo ha bisogno di aggiornarsi. Non basta dirsi che qualcosa è più sano, bisogna poterlo vivere abbastanza a lungo da riconoscerlo come possibile. Uscire da uno schema non significa diventare improvvisamente diversi, ma iniziare a creare condizioni interne e relazionali in cui una scelta diversa possa diventare sostenibile.

Come può aiutarti la psicoterapia

Come psicoterapeuta a Milano, incontro spesso persone che arrivano in terapia con la sensazione di ripetere sempre le stesse dinamiche, soprattutto nelle relazioni. Il percorso terapeutico può aiutare a rendere visibili questi schemi, a comprendere da dove arrivano, quale funzione hanno avuto nella propria storia e perché continuano a riattivarsi anche quando razionalmente si vorrebbe scegliere altro.

La psicoterapia non serve a giudicare le tue ripetizioni, ma a dare loro un significato. Può aiutarti a distinguere tra ciò che desideri davvero e ciò che il tuo sistema emotivo riconosce come familiare, tra una scelta libera e una scelta guidata dalla paura, tra un legame che ti nutre e uno che riattiva ferite conosciute. Dentro una relazione terapeutica stabile, diventa possibile sperimentare un modo diverso di stare nel legame, costruendo gradualmente nuove possibilità emotive e relazionali. Cambiare schema non significa cancellare la propria storia, ma smettere di esserne guidati in modo automatico.


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